VALLE DEL MELA: “CARO CROCETTA PERCHÉ NON BLOCCHI DEFINITIVAMENTE IL MEGA INCENERITORE IN A2A?”

Angela Musumeci Bianchetti: “Perché hai permesso a Terna di devastare il nostro territorio? Perché la Regione non ha fatto nulla per bonificare e risanare il nostro comprensorio? Lettera aperta al presidente della Regione Siciliana, Rosario Crocetta
Messina, 19 febbraio 2017 - Caro Presidente, Ho avuto modo di guardare sui social il video della presentazione del nuovo movimento politico che hai fondato. Fra dati e percentuali mi ha colpito principalmente il discorso sulle industrie.
Infatti hai espresso ció che chiediamo da anni ma ahimè nemmeno il tuo governo ha fatto passi verso quella direzione.

Per tutti quelli che non hanno avuto modo o la possibilità di ascoltare la presentazione del movimento  il Presidente della Regione
ha dichiarato che non possiamo più reggere una Sicilia basata sull'industria petrolifera che fa morire la gente di cancro
e che il nuovo movimento ha un progetto che esalti la bellezza, la natura della Sicilia  basato sul turismo, agricoltura, pesca ed economia verde globale. Belle parole, condivisibili ma i fatti dove stanno?

Caro Crocetta considerando che ritieni che bisogna abbandonare il modello industriale visto che la Sicilia ha tutte le carte in regola per creare sviluppo grazie alle potenzialità che ci ha dato Madre Natura, perché non blocchi definitivamente il progetto del mega inceneritore
in A2A a San Filippo del Mela? Perché hai permesso a Terna di devastare il nostro territorio?
Perché la Regione non ha fatto nulla per bonificare e risanare il nostro comprensorio?
Perché hai presentato un emendamento in commissione all'ARS che cerca di delegittimare il piano paesaggistico per la realizzazione di opere di pubblica utilità?

Sei attualmente il governatore della nostra Regione e il sindaco dei Siciliani come ti sei definito nel 2012.
Hai tutta la possibilità per ridare luce al comprensorio della Valle del Mela partendo da una seria attività di bonifica,
bloccando tutti i progetti di realizzazione di altri impianti industriali, obbligando gli industriali ad investire per rendere
gli impianti esistenti sicuri e a basso impatto ambientale e soprattutto a ridisegnare lo sviluppo alternativo del territorio.

I cittadini chiedono fatti; sono stanchi di promesse o propaganda elettorale!

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MOVIMENTO NAZIONALE PER LA SOVRANITÀ, DIECI MESSINESI TRA I FONDATORI

Ci sono ben dieci messinesi tra i fondatori del Movimento Nazionale per la Sovranità. Sintomo, questo, del ruolo significativo della città dello Stretto all’interno del nuovo soggetto politico nato, stamani, a Roma, dalla fusione di Azione Nazionale, La Destra e una serie di prestigiose associazioni

Messina, 19/02/2017 - Fanno parte dell’assemblea nazionale del partito Silvano Arbuse, Piero Adamo, Giorgio Fleres, Antonio Celeste, Ferdinando Croce, Alessandro Nania, Maria Rosaria Cusumano, Melangela Scolaro, Felice Panebianco e Luigi Vasi.
“Il polo per la sovranità nazionale è finalmente un esempio di riunificazione delle diverse anime della destra italiana”, dichiara Adamo. “Era necessaria – aggiunge Arbuse – una forza sovranista italiana che prelude a un forte centrodestra capace di battere la sinistra ormai in default e i populisti incapaci di governare” .
Come preannunciato la scorsa settimana, nella nota che ha anticipato l’assemblea regionale unitaria tenutasi proprio a Messina, il progetto “è quello di creare una casa comune della destra, con l’ulteriore e più importante obiettivo di contribuire alla nascita di quel polo identitario e sovranista capace di rappresentare una seria alternativa di governo, per dare una risposta concreta ai bisogni della nazione e al ceto medio piegato dalla crisi”.

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COSA NOSTRA DEI NEBRODI: 9 PERSONE INDIZIATE DI ATTI ESTORSIVI AGGRAVATI DAL METODO MAFIOSO


Le persone in vinculis sono: CALANNI Roberto, nato a Paternò (CT) il 14.09.1980; CATANIA Salvatore, inteso Turi, nato a Bronte (CT) il 24.5.1962; CORSARO Giuseppe, nato a Bronte (CT) il 31.01.1984; GALATI GIORDANO Antonino, nato a Bronte (CT) il 4.09.1983;
GALATI GIORDANO Luigi, nato a Catania il 23.10.1985; GERMANÀ Salvo, nato a Bronte (CT) il 04.05.1976; LUPICA CRISTO Carmelo nato a Tortorici (ME) il 2.1.1955; PRUITI Giovanni, nato a Bronte (CT) l’1.1.1976; TRISCARI GIACUCCO Carmelo nato a Cesarò (ME) il 6.10.1973

18/02/2017  - La Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Catania ha emesso, il giorno 13.02.2017, un Decreto di fermo di indiziato di delitto a carico di 9 persone per essere le stesse gravemente indiziate, a vario titolo, di appartenere alla articolazione di cosa nostra etnea operante nei comuni di Bronte, Cesarò e Maniace, nonché di essere autori di atti estorsivi aggravati dal metodo mafioso. Il provvedimento è stato eseguito nelle prime ore di martedì 14.02.2017 da personale dei Carabinieri del ROS di Catania e della Compagnia di Santo Stefano di Camastra. Il quadro probatorio descritto nel provvedimento di fermo ha trovato accoglimento nei provvedimenti di custodia cautelare emessi nel pomeriggio di ieri 17.02.2017 dai competenti Uffici GIP del Tribunale di Catania, nonché di Ragusa e Caltagirone, nei confronti di tutti e 9 i soggetti fermati.

L’indagine, denominata NEBRODI, trae spunto da quanto accaduto al Dott. ANTOCI Giuseppe, Presidente dell’Ente Parco dei Nebrodi dal 2013, allorquando, nelle prime ore del 18 maggio 2016, subiva un attentato in località San Fratello (ME), rimanendo illeso.

Nel corso delle conseguenti attività di analisi, si focalizzava l’approfondimento investigativo sul particolare risvolto economico connesso al possesso di terreni ed animali nell’area teatro delle condotte che nel corso dell’indagine si sono poi ricostruite.

Si rilevava, in particolare, che la vittima dell’attentato aveva riscontrato che la conduzione dei terreni gestiti dal Parco era stata per lungo tempo affidata ad assetti aziendali contigui o riferibili ad aggregati mafiosi che, in tal modo, riuscivano ad ottenere importanti contributi comunitari erogati dall’A.G.E.A. e a drenare importanti flussi finanziari destinati al settore agricolo.
Per tale ragione, il 18.03.2015, l’ente Parco, i comuni del comprensorio e altri enti pubblici siglavano il c.d. Protocollo di legalità, che tra i requisiti per la partecipazione ai bandi relativi all’affidamento dei terreni pubblici imponeva il possesso della certificazione antimafia. Ciò produceva effetti preclusivi per le aziende non in grado di ottenere la prescritta certificazione e spingeva le aziende non in regola a rivolgere l’attenzione a terreni privati e a diversi moduli organizzativi al fine di acquisire il controllo dei terreni e dei connessi, e ingenti, benefici economici.
Tali innovazioni determinavano effetti anche sul territorio di competenza di questa AG, giacché nella gestione del citato ente rientrano anche aree ricadenti nei territori di questo distretto giudiziario, individuati nei comuni di Bronte, Maniace e Randazzo.

In tale contesto, nel giugno del 2016, si dava avvio ad un primo filone di indagine incentrato sulla figura di CATANIA Salvatore, già elemento di vertice del clan mafioso operante nell’area territoriale compresa tra i comuni di Bronte, Maletto, Maniace e Cesarò, saldamente legato a cosa nostra catanese facente capo ai SANTAPAOLA - ERCOLANO.
Si traeva anche spunto da quanto emerso in precedenti analoghi contesti investigativi, l’ultimo dei quali, KRONOS, consentiva di documentare l’attuale operatività di CATANIA Salvatore quale elemento la cui presenza veniva ritenuta indispensabile nei maggiori momenti relazionali dell’associazione cosa nostra etnea.

A ciò si aggiungeva il secondo filone di indagine cui dava la stura un primo plateale e feroce atto intimidatorio commesso ai danni di un allevatore cesarese. Una prima analisi della situazione patrimoniale e delle attività economiche della persona offesa e gli iniziali accertamenti portavano a ricondurre il gesto ad una più ampia attività estorsiva diretta nei confronti di questi e di altri due suoi soggetti, con i quali il primo aveva già formalizzato preliminari di acquisto di terreni, con una estensione di circa 120 ettari, ricadenti nel parco dei Nebrodi, per i quali il prezzo finale di acquisto veniva concordato in 440.000,00 euro e con riguardo ai quali si potevano calcolare profitti stimati sull’ordine dei 50 mila euro annui.

L’immediata attività di indagine, che comunque si scontrava contro un impermeabile muro di omertà e reticenze consentiva di stabilire che il delitto in parola, maturato in un preciso ambito di criminalità organizzata di stampo mafioso, vedeva come protagonista PRUITI Giovanni il quale, unitamente a LUPICA CRISTO Carmelo, TRISCARI GIACUCCO Carmelo, CORSARO Giuseppe, GALATI GIORDANO Antonino, GALATI GIORDANO Luigi e GERMANÀ Salvo, si era attivamente adoperato nel tentativo di indurre quei promissari acquirenti di estesi appezzamenti di terreno, anche con ulteriori efferati atti intimidatori, concretizzatesi anche in gravi aggressioni alle loro persone, a recedere dalle trattative, benché esse fossero state formalizzate e perfezionate col versamento di caparre dell’ordine di 200.000 € complessivi.

L’impianto investigativo, fortemente sviluppato a seguito di tali fatti, consentiva di evidenziare un forte legame tra PRUITI e lo stesso CATANIA Salvatore, risultando questi, grazie anche al ruolo rivestito dal suo fidato CALANNI Roberto, assolutamente egemone su tutta quell’area nebroidea.
Le evidenze raccolte attraverso attività tecniche e tradizionali metodi investigativi, documentavano come il sodalizio riuscisse ad ostacolare con il metodo mafioso ogni libera iniziativa agricola-imprenditoriale e condizionare fortemente il libero mercato. Infatti, danneggiamenti, furti, uccisione di animali ed estorsioni sono divenuti ordinario strumento per indurre i proprietari a riconoscere come unici interlocutori gli aggregati mafiosi che, volta per volta, scelgono la condotta da tenere: intavolare autonome trattative con i proprietari terrieri oppure inserirsi in quelle eventualmente già in essere ad opera di terzi, inducendo le relative parti a recedere dagli intendimenti negoziali.

 In tale ultimo caso, l’aggregato operava in prima istanza su tutti gli aspiranti acquirenti provocandone il recesso dalle trattative in corso, anche mediante concrete intimidazioni, come è avvenuto nelle ipotesi contestate agli arrestati, nelle quali i sodali, fondando il proprio potere contrattuale sulla forza intimidatrice promanante dal vincolo associativo, hanno, di fatto, ostacolato l’iniziativa economica privata, coartando la volontà dei soggetti imprenditoriali ed alterando le logiche di mercato.

In tale contesto, il perpetrarsi di una ulteriore intimidazione ad uno dei vessati promissari acquirenti dei terreni sopra descritti, avvenuta in pieno centro e non senza far ricorso ad atti di estrema violenza, ed il riferimento al pericolo di vita per gli stessi qualora non si fossero definitivamente allineati al disegno criminale, rendeva necessario ed improcrastinabile un intervento d’urgenza quale il decreto di fermo emessi da questa Procura Distrettuale.

Le persone in vinculis sono:
·9 CALANNI Roberto, nato a Paternò (CT) il 14.09.1980;
·10 CATANIA Salvatore, inteso Turi, nato a Bronte (CT) il 24.5.1962;
·11 CORSARO Giuseppe, nato a Bronte (CT) il 31.01.1984;
·12 GALATI GIORDANO Antonino, nato a Bronte (CT) il 4.09.1983;
·13 GALATI GIORDANO Luigi, nato a Catania il 23.10.1985;
·14 GERMANÀ Salvo, nato a Bronte (CT) il 04.05.1976;
·15 LUPICA CRISTO Carmelo nato a Tortorici (ME) il 2.1.1955
·16 PRUITI Giovanni, nato a Bronte (CT) l’1.1.1976;
·17 TRISCARI GIACUCCO Carmelo nato a Cesarò (ME) il 6.10.1973;

Operazione “NEBRODI”, le dichiarazioni del Col. Iacopo Mannucci Benincasa, Comandante Provinciale Carabinieri di Messina:

“L’operazione dei Carabinieri ha svelato come la mafia dei Nebrodi stia tentando di aggirare i vincoli posti dal protocollo Antoci nell’erogazione dei contributi comunitari in agricoltura.
Le indagini condotte dall’Ama hanno infatti permesso di fare luce su una serie di estorsioni, di cui erano vittime alcuni imprenditori agricoli, costretti a cedere ad esponenti del clan Santapaola ogni diritto su centinaia di ettari di terreno, per acquistare i quali avevano già versato oltre 250 mila euro.
I 9 arresti hanno posto fine al clima di terrore – fatto di macabre intimidazioni e violente aggressioni – che ormai da mesi si respirava tra gli allevatori della zona.”

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OPERAZIONE “NEBRODI” 9 ARRESTI PER ASSOCIAZIONE MAFIOSA E TENTATA ESTORSIONE

18/02/2017 - Alle ore 11.00 di oggi 18 febbraio 2017, presso la sala stampa della Procura Distrettuale di Catania, si terra’ una conferenza stampa in merito ai 9 arresti eseguiti nei giorni scorsi dai Carabinieri del Ros e del Comando Provinciale di Messina, nei confronti di altrettanti soggetti ritenuti responsabili - a vario titolo - di associazione mafiosa e tentata estorsione. Nei giorni scorsi la richiesta di convalida dei 9 fermi eseguiti nell'ambito di dell'operazione antimafia che avrebbe azzerato i vertici delle cosche di Cesarò (Messina) e Bronte, coordinata dalla Dda della Procura etnea. Tra i destinatari del provvedimento anche i presunti capi dei due gruppi, Giovanni Pruiti e Salvatore Catania. L'udienza si dovrebbe tenere venerdì prossimo. Antoci: l’unica strada è il ripristino della legalità

18/02/2017 - La Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Catania ha emesso, il giorno 13.02.2017, un Decreto di fermo di indiziato di delitto a carico di 9 persone per essere le stesse gravemente indiziate, a vario titolo, di appartenere alla articolazione di cosa nostra etnea operante nei comuni di Bronte, Cesarò e Maniace, nonché di essere autori di atti estorsivi aggravati dal metodo mafioso. Il provvedimento è stato eseguito nelle prime ore di martedì 14.02.2017 da personale dei Carabinieri del ROS di Catania e della Compagnia di Santo Stefano di Camastra. Il quadro probatorio descritto nel provvedimento di fermo ha trovato accoglimento nei provvedimenti di custodia cautelare emessi nel pomeriggio di ieri 17.02.2017 dai competenti Uffici GIP del Tribunale di Catania, nonché di Ragusa e Caltagirone, nei confronti di tutti e 9 i soggetti fermati.

L’indagine, denominata NEBRODI, trae spunto da quanto accaduto al Dott. ANTOCI Giuseppe, Presidente dell’Ente Parco dei Nebrodi dal 2013, allorquando, nelle prime ore del 18 maggio 2016, subiva un attentato in località San Fratello (ME), rimanendo illeso.

Nel corso delle conseguenti attività di analisi, si focalizzava l’approfondimento investigativo sul particolare risvolto economico connesso al possesso di terreni ed animali nell’area teatro delle condotte che nel corso dell’indagine si sono poi ricostruite.
Si rilevava, in particolare, che la vittima dell’attentato aveva riscontrato che la conduzione dei terreni gestiti dal Parco era stata per lungo tempo affidata ad assetti aziendali contigui o riferibili ad aggregati mafiosi che, in tal modo, riuscivano ad ottenere importanti contributi comunitari erogati dall’A.G.E.A. e a drenare importanti flussi finanziari destinati al settore agricolo.
Per tale ragione, il 18.03.2015, l’ente Parco, i comuni del comprensorio e altri enti pubblici siglavano il c.d. Protocollo di legalità, che tra i requisiti per la partecipazione ai bandi relativi all’affidamento dei terreni pubblici imponeva il possesso della certificazione antimafia. Ciò produceva effetti preclusivi per le aziende non in grado di ottenere la prescritta certificazione e spingeva le aziende non in regola a rivolgere l’attenzione a terreni privati e a diversi moduli organizzativi al fine di acquisire il controllo dei terreni e dei connessi, e ingenti, benefici economici.
Tali innovazioni determinavano effetti anche sul territorio di competenza di questa AG, giacché nella gestione del citato ente rientrano anche aree ricadenti nei territori di questo distretto giudiziario, individuati nei comuni di Bronte, Maniace e Randazzo.

In tale contesto, nel giugno del 2016, si dava avvio ad un primo filone di indagine incentrato sulla figura di CATANIA Salvatore, già elemento di vertice del clan mafioso operante nell’area territoriale compresa tra i comuni di Bronte, Maletto, Maniace e Cesarò, saldamente legato a cosa nostra catanese facente capo ai SANTAPAOLA - ERCOLANO.
Si traeva anche spunto da quanto emerso in precedenti analoghi contesti investigativi, l’ultimo dei quali, KRONOS, consentiva di documentare l’attuale operatività di CATANIA Salvatore quale elemento la cui presenza veniva ritenuta indispensabile nei maggiori momenti relazionali dell’associazione cosa nostra etnea.    

A ciò si aggiungeva il secondo filone di indagine cui dava la stura un primo plateale e feroce atto intimidatorio commesso ai danni di un allevatore cesarese. Una prima analisi della situazione patrimoniale e delle attività economiche della persona offesa e gli iniziali accertamenti portavano a ricondurre il gesto ad una più ampia attività estorsiva diretta nei confronti di questi e di altri due suoi soggetti, con i quali il primo aveva già formalizzato preliminari di acquisto di terreni, con una estensione di circa 120 ettari, ricadenti nel parco dei Nebrodi, per i quali il prezzo finale di acquisto veniva concordato in 440.000,00 euro e con riguardo ai quali si potevano calcolare profitti stimati sull’ordine dei 50 mila euro annui.

L’immediata attività di indagine, che comunque si scontrava contro un impermeabile muro di omertà e reticenze  consentiva di stabilire che il delitto in parola, maturato in un preciso ambito di criminalità organizzata di stampo mafioso, vedeva come protagonista PRUITI Giovanni il quale, unitamente a LUPICA CRISTO Carmelo, TRISCARI GIACUCCO Carmelo,  CORSARO Giuseppe, GALATI GIORDANO Antonino, GALATI GIORDANO Luigi e GERMANÀ Salvo, si era attivamente adoperato nel tentativo di indurre quei promissari acquirenti di estesi appezzamenti di terreno, anche con ulteriori efferati atti intimidatori, concretizzatesi  anche in gravi aggressioni alle loro persone, a recedere dalle trattative, benché esse fossero state formalizzate e perfezionate col versamento di caparre dell’ordine di 200.000 € complessivi.

L’impianto investigativo, fortemente sviluppato a seguito di tali fatti, consentiva di evidenziare un forte legame tra PRUITI e lo stesso CATANIA Salvatore, risultando questi, grazie anche al ruolo rivestito dal suo fidato CALANNI Roberto, assolutamente egemone su tutta quell’area nebroidea.  
Le evidenze raccolte attraverso attività tecniche e tradizionali metodi investigativi, documentavano come il sodalizio riuscisse ad ostacolare con il metodo mafioso ogni libera iniziativa agricola-imprenditoriale e condizionare fortemente il libero mercato. Infatti, danneggiamenti, furti, uccisione di animali ed estorsioni sono divenuti ordinario strumento per indurre i proprietari a riconoscere come unici interlocutori gli aggregati mafiosi che, volta per volta, scelgono la condotta da tenere: intavolare autonome trattative con i proprietari terrieri oppure inserirsi in quelle eventualmente già in essere ad opera di terzi, inducendo le relative parti a recedere dagli intendimenti negoziali.

In tale ultimo caso, l’aggregato operava in prima istanza su tutti gli aspiranti acquirenti provocandone il recesso dalle trattative in corso, anche mediante concrete intimidazioni, come è avvenuto nelle ipotesi contestate agli arrestati, nelle quali i sodali, fondando il proprio potere contrattuale sulla forza intimidatrice promanante dal vincolo associativo, hanno, di fatto, ostacolato l’iniziativa economica privata, coartando la volontà dei soggetti imprenditoriali ed alterando le logiche di mercato.
In tale contesto, il perpetrarsi di una ulteriore intimidazione ad uno dei vessati promissari acquirenti dei terreni sopra descritti, avvenuta in pieno centro e non senza far ricorso ad atti di estrema violenza, ed il riferimento al pericolo di vita per gli stessi qualora non si fossero definitivamente allineati al disegno criminale, rendeva necessario ed improcrastinabile un intervento d’urgenza quale il decreto di fermo emessi da questa Procura Distrettuale.
Le persone in vinculis sono:
  1. ·9 CALANNI Roberto, nato a Paternò (CT) il 14.09.1980;
  2. ·10 CATANIA Salvatore, inteso Turi, nato a Bronte (CT) il 24.5.1962;
  3. ·11 CORSARO Giuseppe, nato a Bronte (CT) il 31.01.1984;
  4. ·12 GALATI GIORDANO Antonino, nato a Bronte (CT) il 4.09.1983;
  5. ·13 GALATI GIORDANO Luigi, nato a Catania il 23.10.1985;
  6. ·14 GERMANÀ Salvo, nato a Bronte (CT) il 04.05.1976;
  7. ·15 LUPICA CRISTO Carmelo nato a Tortorici (ME) il 2.1.1955
  8. ·16 PRUITI Giovanni, nato a Bronte (CT) l’1.1.1976;
  9. ·17 TRISCARI GIACUCCO Carmelo nato a Cesarò (ME) il 6.10.1973;



Operazione “NEBRODI”, le dichiarazioni del Col. Iacopo Mannucci Benincasa, Comandante Provinciale Carabinieri di Messina:

“L’operazione dei Carabinieri ha svelato come la mafia dei Nebrodi stia tentando di aggirare i vincoli posti dal protocollo Antoci nell’erogazione dei contributi comunitari in agricoltura.
Le indagini condotte dall’Ama hanno infatti permesso di fare luce su una serie di estorsioni, di cui erano vittime alcuni imprenditori agricoli, costretti a cedere ad esponenti del clan Santapaola ogni diritto su centinaia di ettari di terreno, per acquistare i quali avevano già versato oltre 250 mila euro.
I 9 arresti hanno posto fine al clima di terrore – fatto di macabre intimidazioni e violente aggressioni – che ormai da mesi si respirava tra gli allevatori della zona.”

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MAFIA, PIGNATONE: «LA MAFIA DI LIGGIO, RIINA E PROVENZANO È SCONFITTA»

17 febbraio 2017 - Minniti (ieri) a Palermo all'evento "Contro le mafie: a che punto siamo": bilancio straordinario nel contrasto, ma serve un radicato movimento antimafia. Che le mafie siano «una grande questione nazionale», che abbiano «una capacità di infiltrazione che va ben oltre i confini delle regioni di provenienza», che siano «un player nazionale e internazionale» e che «non esiste un territorio impermeabile» è un dato di fatto, suffragato dalle indagini.
Lo ha detto oggi a Palermo il ministro dell'Interno Marco Minniti durante l'evento "Contro le mafie: a che punto siamo", organizzato presso la Scuola delle Scienze giuridiche ed economico-sociali dell'Università degli Studi della città.

Nell'azione di contrasto «una politica degna di questo nome deve costruire delle regole che impediscano alle mafie di condizionare il sistema», senza aspettare «che sia la magistratura a farlo». In questa azione anche l'Autorità nazionale anticorruzione (Anac) guidata da Raffaele Cantone, intervenuto all'evento, gioca un ruolo importante in quanto «è una delle infrastrutture fondamentali del nostro Paese, un elemento cruciale per la lotta alla corruzione e per la competitività», ha affermato Minniti.
Quale situazione si prospetta oggi? Secondo il procuratore di Roma Giuseppe Pignatone «la mafia di Corleone, quella che ha avuto come capi Liggio, Riina e Provenzano, è una mafia sconfitta».

L'azione di contrasto dello Stato, del resto, ha ricordato il ministro dell'Interno, «registra un bilancio straordinario», riassunto così: «La famosa commissione di Cosa Nostra è interamente al 41 bis, molti capi della Camorra sono in galera e l'elenco di quelli di 'ndrangheta liberi è diminuito drasticamente».
«Nettamente positivo» anche il bilancio anche per quanto riguarda gli arresti e l'aggressione ai beni dei mafiosi, ha proseguito Minniti intervenendo al dibattito, durante il quale era prevista la firma di un protocollo d'intesa tra l'Anac e l'ateneo, retto da Fabrizio Micari.

«Se dovessi dire qual è oggi il punto cruciale» ha aggiunto il titolare del Viminale, «direi che serve un incontro tra questa risposta dello Stato e un forte, radicato, credibile movimento popolare contro le mafie».

Il rifiuto del voto di mafia, infatti, «è una cosa fondamentale», perché «una democrazia in cui il voto è condizionato è una democrazia che ha un elemento di fragilità». «Crucialissimo», ha ribadito il ministro, è «tenere il livello di attacco che lo Stato italiano sta facendo e contemporaneamente costruire una cultura credibile e radicata antimafia». Sconfiggere la mafia è un obiettivo raggiungibile, ma dipende, ha aggiunto Minniti, «dalla possibilità di tenere insieme la capacità dello Stato e la reazione della gente. Su questa partita possiamo fare di più».

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BORSE DI STUDIO: IN SICILIA UN DRAMMATICO CALO DI RISORSE

17/02/2017 - "Come si legge nel rapporto Eurispes, vi sono alcune regioni che negli ultimi anni hanno registrato un calo drammatico, come per esempio la Sicilia, la Calabria e il Lazio; ve ne sono altre che sono riuscite a mantenere abbastanza in equilibrio i finanziamenti oppure alcune che sono addirittura riuscite a implementarli, come l'Emilia Romagna, il Veneto, la Toscana, ma anche la Campania e Puglia".

Questo trend ha subito un'inversione di tendenza negli anni accademici. 2010/2011 (432 milioni) e 2011/2012 (392 milioni). Nell'anno seguente è stata registrata una compensazione che ha portato ad un investimento di oltre 474 milioni, subito in calo gli anni successivi (Tabella 1) ma successivamente la decrescita è proseguita in modo abbastanza costante, fino ad arrivare a 437 milioni per il 2014-2015 (ultimo anno accademico per i quali sono disponibili i dati).

Per quanto riguada i borsisti in Italia "nell'anno accademico 2014/2015 sono stati quasi 144mila, meno del 9% sul totale degli iscritti all'Università. E, secondo l'Eurispes "questo è certamente un dato allarmante e che inchioda l'Italia ad una distanza enorme da altri paesi europei come ad esempio la Francia, dove i borsisti sono in 30% degli iscritti (655mila studenti) con un finanziamento statale di 2 miliardi di euro.
Infine c'è da registrare che "l'importo medio nazionale di una borsa di studio è di circa 3000 euro: vi sono però alcune regioni che si discostano di molto da questo dato".
A sottolinearlo è il 29° Rapporto Italia, curato dall'Eurispes: il confronto con gli altri paesi europei rivela una spesa sul sistema universitario che porta l'Italia agli ultimi posti in varie statistiche. "Il Paese - si legge nel Rapporto - investe appena 1,0 % del proprio Pil nel sistema universitario contro una media UE dell'1,5% e una media OCSE dell'1,6%.




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AMIANTO, SEN. SCILIPOTI (FI): VALLE DEL MELA, "UNA TRAGEDIA SENZA FINE: LE MIE PROPOSTE SONO FERME IN AULA MA LA GENTE CONTINUA A MORIRE”

17/02/2017 - “Ogni anno sono migliaia i lavoratori che perdono la vita o che lottano contro il cancro tra atroci sofferenze e pene anche per i familiari. Questo stato di cose è inaccettabile. Il caso più significativo è quello del mesotelioma pleurico che una volta diagnosticato lascia pochissime speranze di vita che si riducono a 6 mesi. S’impone pertanto la necessità di una prevenzione primaria perché la comparsa dei sintomi avviene anche dopo trenta anni dall’esposizione all’amianto. Mie proposte ferme in Senato. A chi fa comodo non parlare di amianto?”

Tra le proposte presentate dal Senatore Domenico Scilipoti Isgrò di Forza Italia il ddl 631, il ddl 971 del 2014 sulle Disposizioni in materia di bonifica dei siti dismessi di amianto ed introduzione dell’articolo 434-bis del codice penale, il ddl del 18 giugno 2013 sul Divieto di discriminazione previdenziale per i lavoratori vittima di amianto. Non ultima l’interrogazione parlamentare scritta di qualche giorno fa sulla mancata bonifica della zona industriale della Valle del Mela.

“Quanti morti dobbiamo ancora piangere prima che lo Stato prenda le giuste misure per aiutare questi lavoratori? Forse non farà notizia che a Villafranca ci sono stati più di 500 decessi tra gli operai della ex Pirelli e oggi piangiamo la 135esima vittima a San Filippo del Mela che lavorava alla Sacelit. L’amianto continua, silenziosamente, a mietere le sue vittime ma a parte l’associazione presieduta dal Dott. Salvatore Nania, nessuno sembra volersi interessare del problema. Auspichiamo un nuovo tavolo per riunificare la materia e prendere le dovute misure legislative per queste vittime del silenzio.”
___________________
DISEGNO DI LEGGE
d’iniziativa del senatore SCILIPOTI COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 25 LUGLIO 2013
Disposizioni in materia di bonifica dei siti dismessi di amianto ed introduzione dell’articolo 434-bis del codice penale
TIPOGRAFIA DEL SENATO
Atti parlamentari – 2 – Senato della Repubblica – N. 971
XVII LEGISLATURA – DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI - DOCUMENTI

ONOREVOLI SENATORI. – L’Italia ha il triste primato nell’insorgenza di malattie profes-sionali asbesto-correlate e di numero di de-ceduti (stimati dall’Osservatorio nazionale amianto per oltre 5.000 casi ogni anno), e in molti casi i siti dismessi con permanenza di amianto sono migliaia nell’intero territo-rio nazionale e spesso il suolo è appartenuto a società fallite o è demaniale e quindi si pone la necessità di coordinare le attività di tutte le autorità, e di disporre la bonifica, addebitando i costi ai responsabili della con-taminazione, ovvero con azioni reali di re-gresso con la confisca dei suoli e dei beni, fino al valore corrispondente all’esborso che le pubbliche autorità debbono affrontare per la decontaminazione. Sono anni ormai che l’Osservatorio nazio-nale amianto, associazione di categoria delle vittime dell’amianto, attraverso il suo presi-dente, avvocato Ezio Bonanni, segnala alle autorità questi fatti e queste circostanze. Si possono ricordare tra gli altri il caso dell’Isochimica di Avellino e il caso della fornace ex F.I.L. in località Triscioli di Santa Caterina Albanese, ove già il 12 set-tembre del 2005 il sindaco stimava necessa-rio un investimento di euro 500.000 per ri-muovere l’amianto, la cui vicenda è tornata d’attualità anche in seguito al processo Eter-nit. In Italia l’Istituto nazionale per l’assicura-zione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL), secondo il testo unico di cui al de-creto del Presidente della Repubblica n. 1124 del 1965 e la tabella delle malattie professionali, recentemente aggiornata con decreto del Ministro del lavoro e della previ-denza sociale 9 aprile 2008, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 169 del 21 luglio 2008, entrato in vigore il 22 luglio 2008, riconosce come causate dall’esposizione ad asbesto le seguenti patologie: a) Placche e ispessimenti pleurici con o senza atelettasia rotonda (j92); b) Mesotelioma pleurico (c45.0); c) Mesotelioma pericardico (c45.2); d) Mesotelioma peritoneale (c45.1); e) Mesotelioma della tunica vaginale e del testicolo (c45.7); f) Carcinoma polmonare (c34); g) Asbestosi (j61). Per esse dunque il nesso di causalità si presume e l’onere della prova è a carico del-l’INAIL ove non ritenesse di non doverle in-dennizzare. In Italia il riconoscimento delle malattie causate dall’amianto nelle liste delle malattie professionali asbesto-correlate risale per l’a-sbestosi al 1943, per il cancro al polmone, e per il mesotelioma, al 1994, per le placche pleuriche soltanto al 2008, delle quali si pre-sume il nesso causale, con onere della prova per escluderne l’indennizzabilità a carico dell’ente assistenziale, mentre per le altre patologie, dopo il definitivo superamento del sistema tabellare, vale quello comple-mentare di onere della prova a carico del prestatore d’opera al fine di ottenere l’inden-nizzabilità anche per le malattie «delle quali sia comunque provata la causa di lavoro», e ciò per effetto dell’intervento della Corte co-stituzionale, prima con la sentenza n. 179 del 18 febbraio 1988, e quindi con la sen-tenza 206 del 25 febbraio 1988, che hanno dichiarato illegittime costituzionalmente tutte quelle norme del decreto del Presidente della Repubblica n. 1124 del 1965 che dispone-vano in senso contrario. Occorre dunque intervenire.
Atti parlamentari – 3 – Senato della Repubblica – N. 971

XVII LEGISLATURA – DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI - DOCUMENTI
DISEGNO DI LEGGE
Art. 1.
(Obbligo di bonifica dei siti dismessi
contaminati da amianto)
1. I siti industriali contaminati da amianto, ove risultassero dismessi, devono essere bo-nificati nel termine ultimo del 1° gennaio 2016, a cura e spese delle autorità comunali, d’intesa con i Ministeri dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e della salute, con le modalità stabilite nei regolamenti di attuazione di cui all’articolo 4.
Art. 2.
(Azione di regresso ed applicazione del
principio «chi inquina paga»)
1. I proprietari e i gestori dei siti di cui all’articolo 1 sono responsabili in solido di tutte le spese necessarie per la decontamina-zione e, ove queste fossero anticipate dalle pubbliche autorità, ai sensi dei regolamenti di cui all’articolo 4, sono poste a carico dei medesimi proprietari o gestori, con la costituzione di ipoteca sugli immobili e su tutti gli altri beni, fino all’integrale restitu-zione delle somme.
2. In caso di mancata restituzione degli importi necessari per la bonifica, il Mini-stero dell’ambiente e della tutela del territo-rio e del mare può confiscare i siti, con le modalità stabilite nei regolamenti di cui al-l’articolo 4.
Atti parlamentari – 4 – Senato della Repubblica – N. 971
XVII LEGISLATURA – DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI - DOCUMENTI
Art. 3.
(Introduzione dell’articolo
434-bis del codice penale)
1. Dopo l’articolo 434 del codice penale è inserito il seguente: «Art. 434-bis. – (Contaminazione con amianto). – Salvo che fatto costituisca più grave reato, chiunque contamina il territorio e l’ambiente con amianto, friabile e com-patto, è punito con la reclusione fino a cin-que anni. Se il fatto è commesso per colpa, la pena è della reclusione fino a due anni».
Art. 4.
(Regolamenti di attuazione)
1. Entro due mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge sono adottati, su proposta dei Ministri dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e della salute, ai sensi dell’articolo 17, comma 1, lettera b), della legge 23 agosto 1988, n. 400, uno o più regolamenti per l’attuazione della pre-sente legge.

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#RIPARTESICILIA, CROCETTA A DIFESA DELL'AUTONOMIA E DELL'IDENTITÀ SICILIANA

Sicilia. Domani ore 17:00 conferenza stampa e inaugurazione circolo #RiparteSicilia del presidente Crocetta
Palermo, 16 feb. 2017 - Si inaugura domani a Palermo alle ore 17:00, con una conferenza stampa del presidente Rosario Crocetta, il primo circolo di #RiparteSicilia, in via Mariano Stabile 171. Una rete di movimenti che puntano alla difesa dell'autonomia e dell'identità siciliana, in termini democratici e progressisti. "Il movimento non vuole essere un altro partito, - dice Crocetta - ma qualcosa che parte dal basso con un concetto di democrazia fortemente partecipata e decentrata".
Le linee esplicative del movimento saranno illustrate domani.

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GIANLUCA E ALESSIO: AFFRONTARE CON SERIETÀ IL TEMA DELLA DISABILITÀ

… e delle persone che non hanno familiari che si possano occupare di loro. Crocetta:”Addolorato per la vicenda accaduta a Gianluca ed Alessio, affronterò la questione con urgenza”. Lo dice il presidente Rosario Crocetta, commentando quanto mostrato nel corso del programma televisivo le Iene, ieri sera.

Palermo, 16 feb. 2017 - “Sono profondamente addolorato per la vicenda accaduta
all'assessorato alla Famiglia, che ha coinvolto Gianluca ed Alessio. Dobbiamo
affrontare con serietà il tema della disabilità sopratutto laddove ci troviamo
di fronte a delle persone che non hanno familiari che si possano occupare di
loro. Per domani ho convocato il Direttore generale della Famiglia e
dell'assessorato alla Salute per affrontare con loro la questione. Il tema non
riguarda soltanto Gianluca e Alessio, ma penso per esempio al caso dei
fratelli Biviano, quattro fratelli che hanno una malattia irreversibile e che
vivono da soli a Lipari. Sono casi che vogliamo assolutamente affrontare con un
progetto specifico integrato. Bisogna urgentemente intervenire e fare un
censimento dei disabili che si trovano in queste condizioni”. Lo dice il
presidente della Regione siciliana Rosario Crocetta, commentando quanto
mostrato nel corso del programma televisivo le Iene, andato in onda ieri sera.

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POSTE ITALIANE: LA BATTAGLIA DI ANCI AL FIANCO DEI PICCOLI COMUNI DAVANTI AL TAR

[19-02-2017] - Da tempo l’ANCI combatte la battaglia dei piccoli Comuni per preservare il servizio pubblico e universale che Poste italiane deve continuare a garantire. Molti Sindaci hanno promosso ricorsi davanti al Tar contro il piano di razionalizzazione che, avendo chiuso alcuni sportelli, ridotto l’orario di altri e istituito la consegna della posta a giorni alterni, fa venir meno questa condizione. I giudici amministrativi hanno rimesso la valutazione se la legge italiana sia in contrasto con la normativa Ue, alla Corte di giustizia dell'Unione europea. “In questo quadro – sostiene il presidente dell’ANCI, Antonio Decaro - procedere con la seconda fase di privatizzazione fa suonare un ulteriore campanello d’allarme in quelle comunità, le più piccole soprattutto, che hanno nell’ufficio postale un presidio dello Stato e un servizio sociale”.

Le criticità di questa fase di razionalizzazione, da tempo evidenziate dall’ANCI e in gran parte dovute alla privatizzazione, vanno considerate alla luce del fatto che Poste italiane è sì una Spa, ma svolge innegabilmente un servizio di interesse pubblico diffuso e fortemente radicato in tutto il territorio nazionale. In quelle aree interne che costituiscono il 70 per cento del territorio si sta assistendo a un progressivo diradamento dei servizi da cui conseguono l’abbandono di realtà ricche di storia, identità e valori irrinunciabili per il Paese, e la corsa verso i centri urbani maggiori con l'inevitabile peggioramento della vivibilità di questi ultimi. Un tema così rilevante, questo, da essere sollevato anche dal presidente della Repubblica Mattarella durante l’ultima Assemblea nazionale dell’ANCI, a Bari nell’autunno scorso.

La privatizzazione di Poste non può quindi prescindere da un rafforzamento delle rete postale e più in generale da un ritorno dello Stato nelle aree più periferiche, non marginali ma marginalizzate del nostro Paese. L'ANCI dà atto della stagione di confronto avviata nell’ultimo anno da Poste con Comuni, Regioni e Governo per evitare almeno la chiusura degli uffici come avvenuto in passato, per monitorare i disservizi come richiesto anche da Agcom e, soprattutto, per aprire un dialogo costruttivo che porti a una nuova organizzazione che non penalizzi i cittadini. “La capillarità della presenza degli uffici postali non deve essere considerata un peso ma un asset strategico, un valore per l’azienda e per il Paese – conclude Decaro - riempiendo di significato quanto tra l’altro previsto nell’accordo nazionale tra Poste e il ministero dello Sviluppo economico”.

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COSA NOSTRA DEI NEBRODI: I CONTRIBUTI COMUNITARI A.G.E.A., IMPORTANTI FLUSSI FINANZIARI PER LA MAFIA DEI PASCOLI

L’operazione “Nebrodi” trae spunto da quanto accaduto al Dott. Giuseppe ANTOCI, Presidente dell’Ente Parco dei Nebrodi, allorquando, il 18 maggio 2016, subiva un attentato in località San Fratello (ME), rimanendo illeso. L’approfondimento investigativo attribuiva al possesso di terreni ed animali nell’area dei Nebrodi le condotte poi ricostruite nel corso dell’indagine. Antoci aveva riscontrato che la conduzione dei terreni gestiti dal Parco era stata per lungo tempo affidata ad assetti aziendali contigui o riferibili ad aggregati mafiosi che riuscivano ad ottenere importanti contributi comunitari erogati dall’A.G.E.A. e a drenare importanti flussi finanziari destinati al settore agricolo. Per tale ragione, il 18.03.2015, l’ente Parco, i comuni del comprensorio e altri enti pubblici siglavano il c.d. Protocollo di legalità, che tra i requisiti per la partecipazione ai bandi, imponeva il possesso della certificazione antimafia. Ciò produceva effetti preclusivi per le aziende non in grado di ottenere la prescritta certificazione…

Messina, 18/02/2017 - La Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Catania ha emesso, il giorno 13.02.2017, un Decreto di fermo di indiziato di delitto a carico di 9 persone per essere le stesse gravemente indiziate, a vario titolo, di appartenere alla articolazione di cosa nostra etnea operante nei comuni di Bronte, Cesarò e Maniace, nonché di essere autori di atti estorsivi aggravati dal metodo mafioso. Il provvedimento è stato eseguito nelle prime ore di martedì 14.02.2017 da personale dei Carabinieri del ROS di Catania e della Compagnia di Santo Stefano di Camastra.

Il quadro probatorio descritto nel provvedimento di fermo ha trovato accoglimento nei provvedimenti di custodia cautelare emessi nel pomeriggio di ieri 17.02.2017 dai competenti Uffici GIP del Tribunale di Catania, nonché di Ragusa e Caltagirone, nei confronti di tutti e 9 i soggetti fermati. L’indagine, denominata NEBRODI, trae spunto da quanto accaduto al Dott. ANTOCI Giuseppe, Presidente dell’Ente Parco dei Nebrodi dal 2013, allorquando, nelle prime ore del 18 maggio 2016, subiva un attentato in località San Fratello (ME), rimanendo illeso.

Nel corso delle conseguenti attività di analisi, si focalizzava l’approfondimento investigativo sul particolare risvolto economico connesso al possesso di terreni ed animali nell’area teatro delle condotte che nel corso dell’indagine si sono poi ricostruite.
Si rilevava, in particolare, che la vittima dell’attentato aveva riscontrato che la conduzione dei terreni gestiti dal Parco era stata per lungo tempo affidata ad assetti aziendali contigui o riferibili ad aggregati mafiosi che, in tal modo, riuscivano ad ottenere importanti contributi comunitari erogati dall’A.G.E.A. e a drenare importanti flussi finanziari destinati al settore agricolo.

Per tale ragione, il 18.03.2015, l’ente Parco, i comuni del comprensorio e altri enti pubblici siglavano il c.d. Protocollo di legalità, che tra i requisiti per la partecipazione ai bandi relativi all’affidamento dei terreni pubblici imponeva il possesso della certificazione antimafia. Ciò produceva effetti preclusivi per le aziende non in grado di ottenere la prescritta certificazione e spingeva le aziende non in regola a rivolgere l’attenzione a terreni privati e a diversi moduli organizzativi al fine di acquisire il controllo dei terreni e dei connessi, e ingenti, benefici economici.

Tali innovazioni determinavano effetti anche sul territorio di competenza di questa AG, giacché nella gestione del citato ente rientrano anche aree ricadenti nei territori di questo distretto giudiziario, individuati nei comuni di Bronte, Maniace e Randazzo.

In tale contesto, nel giugno del 2016, si dava avvio ad un primo filone di indagine incentrato sulla figura di CATANIA Salvatore, già elemento di vertice del clan mafioso operante nell’area territoriale compresa tra i comuni di Bronte, Maletto, Maniace e Cesarò, saldamente legato a cosa nostra catanese facente capo ai SANTAPAOLA - ERCOLANO.
Si traeva anche spunto da quanto emerso in precedenti analoghi contesti investigativi, l’ultimo dei quali, KRONOS, consentiva di documentare l’attuale operatività di CATANIA Salvatore quale elemento la cui presenza veniva ritenuta indispensabile nei maggiori momenti relazionali dell’associazione cosa nostra etnea.

A ciò si aggiungeva il secondo filone di indagine cui dava la stura un primo plateale e feroce atto intimidatorio commesso ai danni di un allevatore cesarese. Una prima analisi della situazione patrimoniale e delle attività economiche della persona offesa e gli iniziali accertamenti portavano a ricondurre il gesto ad una più ampia attività estorsiva diretta nei confronti di questi e di altri due suoi soggetti, con i quali il primo aveva già formalizzato preliminari di acquisto di terreni, con una estensione di circa 120 ettari, ricadenti nel parco dei Nebrodi, per i quali il prezzo finale di acquisto veniva concordato in 440.000,00 euro e con riguardo ai quali si potevano calcolare profitti stimati sull’ordine dei 50 mila euro annui.

L’immediata attività di indagine, che comunque si scontrava contro un impermeabile muro di omertà e reticenze consentiva di stabilire che il delitto in parola, maturato in un preciso ambito di criminalità organizzata di stampo mafioso, vedeva come protagonista PRUITI Giovanni il quale, unitamente a LUPICA CRISTO Carmelo, TRISCARI GIACUCCO Carmelo, CORSARO Giuseppe, GALATI GIORDANO Antonino, GALATI GIORDANO Luigi e GERMANÀ Salvo, si era attivamente adoperato nel tentativo di indurre quei promissari acquirenti di estesi appezzamenti di terreno, anche con ulteriori efferati atti intimidatori, concretizzatesi anche in gravi aggressioni alle loro persone, a recedere dalle trattative, benché esse fossero state formalizzate e perfezionate col versamento di caparre dell’ordine di 200.000 € complessivi.

L’impianto investigativo, fortemente sviluppato a seguito di tali fatti, consentiva di evidenziare un forte legame tra PRUITI e lo stesso CATANIA Salvatore, risultando questi, grazie anche al ruolo rivestito dal suo fidato CALANNI Roberto, assolutamente egemone su tutta quell’area nebroidea.

Le evidenze raccolte attraverso attività tecniche e tradizionali metodi investigativi, documentavano come il sodalizio riuscisse ad ostacolare con il metodo mafioso ogni libera iniziativa agricola-imprenditoriale e condizionare fortemente il libero mercato. Infatti, danneggiamenti, furti, uccisione di animali ed estorsioni sono divenuti ordinario strumento per indurre i proprietari a riconoscere come unici interlocutori gli aggregati mafiosi che, volta per volta, scelgono la condotta da tenere: intavolare autonome trattative con i proprietari terrieri oppure inserirsi in quelle eventualmente già in essere ad opera di terzi, inducendo le relative parti a recedere dagli intendimenti negoziali. In tale ultimo caso, l’aggregato operava in prima istanza su tutti gli aspiranti acquirenti provocandone il recesso dalle trattative in corso, anche mediante concrete intimidazioni, come è avvenuto nelle ipotesi contestate agli arrestati, nelle quali i sodali, fondando il proprio potere contrattuale sulla forza intimidatrice promanante dal vincolo associativo, hanno, di fatto, ostacolato l’iniziativa economica privata, coartando la volontà dei soggetti imprenditoriali ed alterando le logiche di mercato.

In tale contesto, il perpetrarsi di una ulteriore intimidazione ad uno dei vessati promissari acquirenti dei terreni sopra descritti, avvenuta in pieno centro e non senza far ricorso ad atti di estrema violenza, ed il riferimento al pericolo di vita per gli stessi qualora non si fossero definitivamente allineati al disegno criminale, rendeva necessario ed improcrastinabile un intervento d’urgenza quale il decreto di fermo emessi da questa Procura Distrettuale.
Le persone in vinculis sono:


  1. ·CALANNI Roberto, nato a Paternò (CT) il 14.09.1980;
  2. ·CATANIA Salvatore, inteso Turi, nato a Bronte (CT) il 24.5.1962;
  3. ·CORSARO Giuseppe, nato a Bronte (CT) il 31.01.1984;
  4. ·GALATI GIORDANO Antonino, nato a Bronte (CT) il 4.09.1983;
  5. ·GALATI GIORDANO Luigi, nato a Catania il 23.10.1985;
  6. ·GERMANÀ Salvo, nato a Bronte (CT) il 04.05.1976;
  7.  LUPICA CRISTO Carmelo nato a Tortorici (ME) il 2.1.1955
  8.  PRUITI Giovanni, nato a Bronte (CT) l’1.1.1976;
  9.  TRISCARI GIACUCCO Carmelo nato a Cesarò (ME) il 6.10.1973

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MESSINA, ORE 3.34 LA MOZIONE DI SFIDUCIA AL SINDACO ACCORINTI E’ RESPINTA.

Convocato mercoledì 15, alle ore 17, il Consiglio comunale in seduta straordinaria con all'ordine del giorno “la mozione di sfiducia al Sindaco Renato Accorinti ai sensi dell'art. 10 della legge regionale 35/97 come sostituito dall'art. 2 della legge regionale 25/2000 – nota protocollo 199124 del 26/7/2016”. 
Messina, 16/02/2017 - Con 23 voti favorevoli, 5 astenuti e 10 contrari viene bocciata la mozione di sfiducia al sindaco di Messina Renato Accorinti. Ore 03:34: Favorevoli 23, contrari 10, astenuti 5, presenti al voto 38, esito della votazione, LA MOZIONE DI SFIDUCIA AL SINDACO ACCORINTI E’ RESPINTA.

Hanno votato Sì alla mozione di sfiducia:
Elvira Amata (Fratelli d’Italia).Daniela Faranda e Nicola Crisafi (Ncd);
Andrea Consolo, Mario Rizzo, Franco Mondello, Mariella Perrone, Libero Gioveni (Centristi per la Sicilia, ex Udc);
Giuseppe Santalco, Nora Scuderi e Carlo Cantali (Felice per Messina);
Nino Carreri, Nino Interdonato e Santi Sorrenti (Sicilia Futura);
Piero Adamo e Fabrizio Sottile ( SiAmo Messina);
Antonella Russo (PD);
Giuseppe Trischitta, Giovanna Crifò (Forza Italia);
Simona Contestabile e Nicola Cucinotta (Progressisti democratici );
Donatella Sindoni (Grande Sud);
Daniele Zuccarello (Gruppo misto);
Assente Rita La Paglia.

Hanno votato No alla sfiducia:
Claudio Cardile, Gaetano Gennaro e Pietro Iannello (PD);
Pippo De Leo e Carlo Abbate (Gruppo Misto);
Pio Amadeo (Sicilia Democratica);
Angelo Burrascano (Megafono);
Lucy Fenech, Ivana Risitano, Maurizio Rella e Cecilia Caccamo.

Astenuti:

Emilia Barrile; Pierluigi Parisi; Benedetto Vaccarino e Carmelina David; Francesco Pagano.
_______________
"Caro sindaco Renato se ti licenziano non arrabbiarti.
Io sono dalla tua parte e spero che tu possa continuare ad essere Sindaco di Messina"

Cara Giorgia sono ancora sindaco di Messina e sindaco della cittá metropolitana di Messina grazie per la tua lettera e il bellissimo disegno.
Permettimi di ringraziare anche tutti i cittadini e le cittadine che sono rimasti in aula fino a questo momento.
Grazie a tutti.
Grazie.
Renato

GIOVANNI LA ROSA·MERCOLEDÌ 15 FEBBRAIO 2017
Leggo, da lontano, come fanno gli esuli.. le notizie provenienti dalla mia città: Messina.
Mi informo ancora perchè, nonostante abbia trovato una dimensione personale e lavorativa a Roma, non dimentico il dispiacere che mi ha colto quando, ragazzino, ho dovuto partire perchè a Messina non c’era il triennio della mia facoltà, per continuare gli studi.
E l’idea che ci sarei tornato mi è rimasta in testa per tutto il periodo universitario.. in effetti, circa quindici anni fa ci sono tornato per svolgere la mia professione. Ma il disastro in cui ho trovato la situazione del lavoro, il disagio permanente della cittadinanza, la pessima gestione della cosa pubblica ( trattata come proprietà privata) , la sporcizia, i servizi sociali abbandonati a se stessi, l’università in mano a baroni intoccabili, la crisi economica che impediva gli investimenti.. etc etc etc mi hanno portato di nuovo lontano.
Non ho smesso però di seguire le vicende, di cronaca e non solo, che caratterizzano questa città così difficile e di frontiera.
Si! di frontiera, lo dico a quanti non lo sanno o fingono di non saperlo, perchè Messina è stata, principalmente, la città della spartizione, la città del compromesso, il luogo da tenere esente dall’attenzione mediatica, perchè si potessero fare gli “affari”, perchè si potessero nascondere le cose e le persone da nascondere, attendendo l’arrivo “dell’affarone”, all’ombra di quello ed in previsione di quello.
La malavita, uso apposta questa espressione riduttiva, Cosa Nostra e le ‘Ndrine, hanno stretto un patto di ferro mantenendo esente la città quasi totalmente dalla microcriminalità, dagli scippi, dalle rapine, dai borseggi, dallo spaccio per strada, dalla prostituzione .. da tutti quei fenomeni che caratterizzano le altre città ad alta densità mafiosa, e che invece Messina soffre in maniera marginale.
Per dipingere adeguatamente questo quadro basterebbe leggere le cronache giudiziarie della città e della vicina Catania, gli atti ed i resoconti della commissione nazionale antimafia, voluta dal Governo e transitata da Messina più volte negli ultimi 20 anni.
L’intreccio soffocante che si era creato tra il potere economico e quello che doveva gestire la cosa pubblica, tra alcune parti della magistratura e il potere criminale, la mancanza di prospettive per i giovani, l’asservimento o comunque l’ignavia dell’informazione riguardo la gestione del potere e le sue deviazioni, una cittadinanza stanca e senza speranza, portavano all’abbandono ed alla morte della città.
Leggo ancora , dicevo, quanto avviene di importante a Messina; perchè qualcosa si è smosso, alcuni anni fa. Un nutrito gruppo di sostenitori di un prof di ginnastica, noto pacifista e contestatore del potere costituito messinese, lo ha spinto ad accettare la candidatura a Sindaco, lo ha spronato, votato e fatto votare, portandolo a vincere il ballottaggio per una manciata di voti.
Buuummm! una bomba improvvisa è scoppiata facendo saltare tutte le precedenti alleanze, tutti i patti, tutti i giochi di potere, gli equilibri costituiti, perchè il neo Sindaco ha cominciato a fare le cose come nessuno le aveva mai fatte.. passo dopo passo , senza proclamarsi capace di risolvere tutto, a piedi nudi, affrontando i problemi uno alla volta..., chiedendo scusa per gli sbagli e cercando sostegno per le iniziative più virtuose, tentando il risanamento economico del comune che versava in condizioni da default dopo oltre 20 anni di gestione disastrosa quando non criminale.
La voce della restaurazione non si è fatta attendere, prima attraverso il potere mediatico, poi condizionando ed indirizzando gli altri poteri, quello universitario( ultradecennale roccaforte della spartizione ), quello giudiziario, incitando alla ribellione la cittadinanza che spesso ha dovuto ascoltare con pazienza attacchi al limite dell’offesa personale, e spesso oltre.
Ho votato per Renato Accorinti, per il mio sindaco, cosi mi piace chiamarlo quando racconto la sua avventura personale e politica agli amici a Roma..., lo conoscevo da molto tempo, apprezzavo la sua etica quasi francescana, l’essenzialismo del vivere, la grandezza delle aspirazioni, la tenacia nelle battaglie, la capacità di raccogliere amicizia e solidarietà attorno a se. Non mi piaceva di lui l’egocentrismo, il modo di parlare troppo “siciliano”, la sua tendenza alla contestazione come metodo, ma forse a questo era costretto dalle circostanze.

Ho comunque votato per lui, ho assistito con entusiamo alla nascita di un gruppo di giovani appassionati, combattivi, che volevano riprendersi la città ripartendo dalle periferie, stanchi di scippi di potere, della costante rapina da parte di una classe politica arrogante e prepotente che per vent’anni aveva fatto gli affari sulla città e si era arricchita con i beni comuni.
Adesso un gruppo di consiglieri comunali ha firmato la mozione di sfiducia , si attende a breve il voto dell’aula, il sindaco e gli assessori sabato scorso hanno chiamato i cittadini a scendere in piazza per sostenere il movimento e questa giunta, si sono mosse firme importanti della politica e del giornalismo nazionale, è ancora in corso una raccolta firme popolari per il no alla sfiducia....
E’ ovvio pormi la domanda: Fiducioso o Sfiduciato?... beh dopo tutto il clamore e l’attenzione che questo Sindaco è riuscito a convogliare su una città già morta, su un Comune al dissesto, con quello che ne consegue... l’impossibilità di “sommersione” da parte dei poteri che l’avevano gestita per 50 anni.... l’impossibilità di nascondere il verminaio... SI

IO VOTO ANCORA PER ACCORINTI
e ... se per caso la sfiducia trova i numeri in aula.... #iorivotoaccorinti
con buona pace dei miei amici giornalisti....(!?) e giornalai
dei commentatori politici della domenica
dei grandi esperti di amministrazione pubblica che ci avevano portato a questa situazione di dissesto
degli ex cavalieri che vogliono rimontare in sella
di tutti quelli che non hanno ancora capito che la rivoluzione può solo partire “dal basso”
ad maiora

FIRME CONTRO LA SFIDUCIA – DOMANI I PROMOTORI CONSEGNERANNO LE FIRME AL GRUPPO CONSILIARE CMDB
Dal giorno in cui è stato annunciato che la mozione di sfiducia a Renato Accorinti ed alla sua giunta aveva raggiunto il numero di firme necessarie per essere discussa e votata dal Consiglio comunale, una mobilitazione spontanea di cittadine e cittadini, usando esclusivamente il passaparola, è cresciuta in città ed è giunta a darsi appuntamento in piazza.
È accaduto così che un sabato mattina di gennaio si sono ritrovati in migliaia davanti a Palazzo Zanca per fare sentire la propria solidarietà al sindaco e manifestare dissenso rispetto alla decisione di far concludere in maniera traumatica e prima della scadenza naturale il suo mandato.

Quel giorno, altrettanto spontaneamente e quasi per casualità, è nata l’idea di lanciare un segnale tangibile e duraturo alla città, indirizzando al consiglio comunale una petizione con la richiesta esplicita di non interrompere un’esperienza amministrativa che il 24 giugno di quasi quatto anni fa era stata legittimata dal voto di più di 40.000 cittadine e cittadini .

Durante la scorsa settimana tante e tanti hanno fatto la coda per firmare i moduli cartacei oppure hanno sottoscritto la petizione online. È capitato di incontrare tante facce diverse, anche persone che non avevano votato per Renato Accorinti nel 2013, ma che oggi sono comunque convinte che sia ingiusto non fargli completare il mandato ricevuto e, ad una prossima tornata, lo voterebbero.

Nel giorno della verità, mentre consigliere e consiglieri comunali si apprestano a prendere una decisione importante che in un senso o nell’altro può cambiare la storia di Messina, queste firme verranno consegnate dai promotori della petizione al gruppo consiliare Renato Accorinti Sindaco – Cambiamo Messina dal Basso e ad essi affidate affinché rappresentino dentro il civico consesso la volontà di una parte non trascurabile della città di andare avanti con Renato Accorinti sindaco e la sua amministrazione.
L’appuntamento è per domattina, 15 febbraio, alle ore 11, presso la stanza del gruppo consiliare a Palazzo Zanca.
Invitiamo tutta la stampa ad essere presente.

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AUTOSTRADE SICILIANE (CAS): NIENTE STIPENDI, PROCLAMATO LO STATO DI AGITAZIONE

Messina, 19 Febbraio 2017 - CUB Trasporti provinciale. Stato di agitazione ed azioni di protesta al Consorzio Autostrade Siciliane (CAS). Proclamazione di stato di agitazione (tutt’oggi ancora in corso) del 15/12/2016, seguita dalle azioni di sciopero dello scorso 29, 30 e 31 dicembre 2016, in protesta ai gravi problemi riguardanti la sicurezza dei lavoratori e la notifica di un dettagliato rapporto-denuncia da parte della CUB sulle violazioni riguardanti la mancata sicurezza sui posti di lavoro (Mancata igiene,turno notturno in Solitario ecc.), da parte del CAS nonché i cronici ritardi stipendiali. Constatata la protervia del CAS e il perdurare la mancanza di relazioni sindacali interrotte dall'ottobre 2011 nonché il precipitare della condizione relativa ai cronici ritardi delle retribuzioni attualmente divenute "MANCATE RETRIBUZIONI" prive di notizie sicure circa il futuro; SI COMUNICA L'AGGIORNAMENTO DEL PRECEDENTE STATO DI AGITAZIONE PROPEDEUTICO AD AZIONI DI PROTESTA CHE NON ESCLUDONO EVENTI DI SCIOPERO DI TUTTO IL PERSONALE CAS.

La presente per esperire le procedure di raffreddamento (L. 146/90, modificata dalla L. 83/2000) presso la Prefettura di Messina posto che le annose richieste in sede aziendale CAS sono state regolarmente ignorate e prive pertanto del confronto a livello aziendale con il datore di lavoro, nonostante l’esistenza, sulla carta, di un ufficio relazioni sindacali.

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SARACENA VOLLEY VINCE SOFFRENDO CONTRO SANTO STEFANO

La All Work Saracena Volley cede un punto ad un ottimo Santo Stefano. Le ragazze di mister Mauro Silvestre vincono per 3-2 (20-25; 25-21; 23-25; 25-19; 15-13) al termine di una gara avvincente e che ha visto confrontarsi due formazioni desiderosi di vittoria.

Messina, 19 febbraio 2017 - Da un lato le padroni di casa volevano riscattare la sconfitta di domenica scorsa contro il Messina Volley, dall’altro le stefanesi intendevano confermare l’ottimo stato di forma. Alla fine ha vinto la maggiore determinazione di Ferraccù e compagne che, nonostante abbiano subito l’1-2, hanno avuto la forza di reagire e chiudere a loro favore l’incontro cedendo però un punto alle avversarie. Visto l’andamento dell’incontro Santo Stefano ha meritato quanto ottenuto sul campo. La Saracena, però, avrebbe potuto fare di più per conquistare l’intera posta in palio. Il primo set ha visto partire subito forte le ragazze della città della ceramica (3-6). La reazione delle atlete del presidente Luca Leone non si è fatta però attendere con un break di 8-0 (11-6) che lasciava presagire di poter controllare tranquillamente la frazione. Ma Pipitone e compagne, piano piano, sono rientrate in partita (14-14) piazzando il sorpasso contro una Saracena che sembrava impotente.
Nel secondo parziale si è registrato un sostanziale equilibrio sino al 16-15. Poi l’orgoglio delle atlete di casa ha permesso di raggiungere la parità di set vincendo la frazione 25-21. Stesso copione nel terzo set che, però, si è chiuso a favore delle stefanesi sul 23-25.

L’orgoglio e la voglia di vincere, caratteristica principale della Saracena, sono emerse nel quarto parziale quando, grazie alla grinta di tutta la squadra, le giocatrici di mister Mauro Silvestre sono riuscite a mostrare quel gioco efficace e pulito che le ha caratterizzate in questa stagione. C’è stato così poco da fare per il Santo Stefano costretto ad andare la tiebreak. Nell’ultima frazione è la Saracena, con grande cuore, a chiudere in proprio favore l’incontro conquistando due punti e rimanendo con il rammarico di non aver incamerato l’intera posta in palio. Santo Stefano si è dimostrata squadra ostica e ben messa in campo.

SARACENA VOLLEY – SANTO STEFANO 3 – 2 (20-25; 25-21; 23-25; 25-19; 15-13)
Saracena Volley: Reitano, Agnello I., Magistro, Foraci Va., Merlo, Sergi, La Monica, Ferraccù, Caruso, Agnello N., Lisciandro, Foraci Ve. (l1), Taviano (l2). All. Mauro Silvestre.
Santo Stefano: Atria, Brox, Giordano, Gomes, Pipitone, Prinzivalli, Proto, Todaro, Vaiana, Mercanti (l). All. Armando Vicari.

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TURISMO SICILIA: CRESCITE A DUE CIFRE CON LA SICILIA AD ECCELLERE

18/02/2017 - Coerentemente con lo scenario internazionale, anche in Italia il settore turistico
ha continuato a registrare risultati positivi nel 2015: i dati16 degli arrivi complessivi
(italiani e stranieri) sul territorio nazionale hanno mostrato una crescita del 3%
(109,7 milioni circa) rispetto al 2014 e dell’11% rispetto al 2010. I valori di presenza
media, che avevano registrato un decremento costante dal 2001, hanno riportato
una piccola inversione di tendenza rispetto all’anno precedente salendo a 3,5 gg e la
spesa media pro-capite giornaliera è cresciuta in maniera costante raggiungendo,
nel 2015, i 107 euro. Il 2015 è stato un anno particolarmente positivo per il turismo
straniero in Italia: sono cresciuti di quasi il 4% in valore assoluto i flussi turistici
esteri17, che hanno speso circa il 5% in più rispetto all’anno precedente. Il valore
aggiunto generato dai loro consumi (considerando sia gli effetti diretti, sia quelli
indiretti e indotti) è stimato essere pari a circa 37,6 miliardi di euro.


Anche i dati estivi 2015 confermano una delle migliori estati di sempre. Un’estate
lunga, solida, con crescite a due cifre soprattutto nel Sud-Italia e con la Sicilia
a eccellere non solo per numero di turisti, specie provenienti dall’estero, ma
anche per valori della spesa (+12,5% rispetto al 2014, secondo Banca d’Italia).
Nonostante il rafforzamento significativo del Mezzogiorno, la ricchezza
alimentata da tali spese rimane però polarizzata in 5 regioni – Lazio, Lombardia,
Veneto, Toscana ed Emilia Romagna – che concentrano il 67,5% della spesa dei
turisti internazionali e il 63% del valore aggiunto turistico. Tra i mercati di origine,
è la Francia a registrare l’andamento più dinamico, seguita dal Regno Unito e
dalla Germania. Molto positiva anche la crescita della spesa degli USA, grazie al
deprezzamento dell’euro rispetto al dollaro. In calo, invece, il fatturato generato
dai paesi BRIC, data la contrazione dei mercati russo e cinese.

Per quanto riguarda gli arrivi internazionali in Italia nel 2014, oltre il 60% si
indirizzano verso quattro regioni: Veneto, Lombardia, Toscana e Lazio18.
Tali dati devono essere letti sulla base di alcune peculiarità della nostra
domanda turistica analizzando, al tempo stesso, le criticità strutturali. Mentre
a livello macro-regionale, l’Europa continua a dominare la classifica mondiale
grazie alle sue infrastrutture turistiche, alle eccellenti condizioni di salute e
igiene, e attraverso l’area Schengen, a un alto livello di apertura verso l’estero
e l’integrazione, l’Italia, pur mostrando evidenti punti di forza nel patrimonio
culturale e naturalistico (ad esempio, è al primo posto per la presenza di siti
UNESCO), mostra evidenti criticità prevalentemente nei principali fattori di
contesto che dovrebbero favorire la crescita del business turistico. Il Paese
manifesta, in particolare, una bassa competitività con riferimento ai prezzi di
mercato

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MAZZARÀ SANT’ANDREA, PROROGATO LO SCIOGLIMENTO DEL CONSIGLIO COMUNALE PER INFILTRAZIONI MAFIOSE

Deliberato lo scioglimento per infiltrazioni da parte della criminalità organizzata del consiglio comunale di Parabita (LE) e la proroga dello scioglimento del consiglio comunale di Mazzarà Sant’Andrea (ME) e dell’affidamento della gestione dell’ente a una commissione straordinaria.

18/02/2017 - A norma dell’articolo 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, su proposta del Ministro dell’interno Marco Minniti, il Consiglio dei ministri ha deliberato lo scioglimento per infiltrazioni da parte della criminalità organizzata del Consiglio comunale di Parabita (LE) e la proroga dello scioglimento del Consiglio comunale di Mazzarà Sant’Andrea (ME) e dell’affidamento della gestione dell’ente ad una commissione straordinaria. Il Consiglio dei ministri, su proposta del ministro dell’Interno Marco Minniti, ha approvato oggi il seguente movimento di prefetti:

Gabriella Tramonti - è destinata a svolgere le funzioni di prefetto di Rimini, cessando dalla disposizione con incarico ai sensi della legge n.410/91;
Rita Piermatti - da Viterbo è collocata a disposizione con incarico, ai sensi della legge n. 410/91;
Guido Nicolò Longo, dirigente generale di P.S. - nominato prefetto, è destinato a svolgere le funzioni di prefetto di Vibo Valentia;
Nicolò D’Angelo, dirigente generale di P.S. - nominato prefetto, è destinato a svolgere le funzioni di prefetto di Viterbo.

E' stato poi deliberato lo scioglimento per infiltrazioni da parte della criminalità organizzata del consiglio comunale di Parabita (LE) e la proroga dello scioglimento del consiglio comunale di Mazzarà Sant’Andrea (ME) e dell’affidamento della gestione dell’ente a una commissione straordinaria.
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Prefettura di Messina

Area I - Ordine e Sicurezza Pubblica

Prot. N. N.C./2015/Area I
All. 1

Messina, 15 luglio 2015

AL SIG. MINISTRO DELL'INTERNO
Gabinetto
ROMA

OGGETTO: Comune di Mazzarra' Sant'Andrea. Proposta di scioglimento ai
sensi dell'art. 143 del D.lvo 18 agosto 2000 n. 267 e ss.mm.ii.

Con decreto n. 96315/2014/Area I in data 19 dicembre 2014,
rimodulato il 15 gennaio successivo, ho disposto, su delega del Sig.
Ministro, l'accesso presso il Comune di Mazzarra' S. Andrea ai sensi
dell'art. 143 comma 2, del Decreto L.vo n. 267/2000, al fine di
accertare eventuali fenomeni di infiltrazione o di condizionamento di
tipo mafioso all'interno dell'apparato politico e amministrativo
dell'Ente.
La Commissione d'indagine ha fatto pervenire una articolata ed
esaustiva relazione di n. 767 pagine - supportata da tutta la
documentazione acquisita in fase istruttoria, sia in forma cartacea
che digitale - nella quale sono state indicate le principali e piu'
rilevanti risultanze scaturite dall'accesso.

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GIUSEPPE ANTOCI A MILAZZO: “SE SI INSEGNASSE LA BELLEZZA”...

Milazzo, 17/2/2017 - Una giornata all’insegna della legalità per gli studenti dei due Licei, dell'Istituto commerciale “Da Vinci”e della scuola media Luigi Rizzo di Milazzo che questa mattina al teatro Trifiletti hanno prima assistito allo spettacolo dei pupi su Pio La Torre messo in scena dall’associazione culturale marionettistica popolare siciliana di Angelo Sicilia e poi hanno ascoltato il presidente del Parco dei Nebrodi, Giuseppe Antoci che, dialogando col giornalista Giovanni Petrungaro, capo ufficio stampa del Comune di Milazzo - ha raccontato il suo impegno contro la mafia, per la tutela dei diritti, il drammatico attentato subito, invitando i ragazzi ad essere protagonisti “perché non rappresentano il futuro, bensì il presente”.
L’iniziativa è stata promossa dall’associazione Magico in collaborazione con l’assessore alla Cultura, Salvo Presti nell’ambito della rassegna “Se si insegnasse la bellezza”.
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L’assessore al Turismo Piera Trimboli ha ufficializzato il programma della seconda edizione del "Carnevale milazzese", che si svolgerà sabato, domenica prossima e martedì 28. Ad essere coinvolte anche le due Pro Loco, il gruppo folk, la banda musicale e i “Siciliani doc”.
Il primo momento, sabato 25 sarà dedicato ai bambini con festa e sfilata in maschera, animazione e balli di gruppo dalle 17.30 presso la sala a vetri Paladiana; domenica 26 dalle 15 in poi la "sfilata delle maschere" per le vie del centro cittadino ed in Piazza Piano Baele l' esibizione del gruppo musicale "Parimpampum" che riproporranno le più belle musiche dei cartoni animati. A seguire dalle 19, il concerto dei "Los Locos" con la coreografia di diverse scuole di ballo locali. Il centro sarà anche rallegrato da gonfiabili e attività di animazione per bambini. Martedì 28 nel pomeriggio, l' Istituto del Liceo artistico Guttuso presenteranno nel pomeriggio in via Giacomo Medici la loro "Performance Art 2017" ed inoltre nella sala a vetri del Paladiana l' associazione "Aiutamamme" intratterrà le mascherine con l' animazione di Nino, giochi e sfilate.

Sempre domenica 26 febbraio il Movimento Sportivi Milazzesi in collaborazione con la Polisportiva Milazzo e l’Asd Meeting Sporting Club Runner Torregrotta organizzerà  “La corsa in maschera”, gara non competitiva che ha l’intenzione di diventare un appuntamento fisso del carnevale milazzese. La corsa, aperta a tutti, si svilupperà in un circuito di 2.5 chilometri da ripetere da uno a quattro volte a seconda delle proprie possibilità. L’appuntamento è alle 10 a piazza Municipio. Da lì si andrà fino alla piccola rotatoria di Vaccarella che sarà il primo giro di boa. Si ritornerà attraversando la via Giacomo Medici, per poi ritornare al punto di partenza, passando per la Via Cassisi, che rappresenterà il secondo giro di boa. Per partecipare saranno necessarie solo le scarpe da corsa e un piccolo e comodo travestimento per rallegrare la città in occasione del Carnevale.

«Si tratta di un’iniziativa – spiega Gianluca Venuti, presidente del Movimento Sportivi Milazzesi – che fa parte degli eventi organizzati dal Comune in occasione del Carnevale. Per noi, invece, vuole essere una dimostrazione di quello che il prossimo anno potrebbe diventare una vera e propria gara provinciale Fidal».
Al termine della manifestazione è previsto un piccolo rinfresco offerto da alcune pasticcerie milazzesi.

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STEFANO ACCORSI AL TEATRO DEL MELA IN “GIOCANDO CON ORLANDO”

18/02/2017 - Martedì 21 Febbraio alle ore 21 al Teatro del Mela avremo modo di apprezzare il noto attore cinematografico e televisivo Stefano Accorsi, in una veste meno conosciuta ai più, quella di attore teatrale, mondo dal quale proviene (inizia la sua carriera nella Compagnia del Teatro Stabile di Bologna). Lo spettacolo “Giocando con Orlando” è un originale adattamento teatrale dell’”Orlando Furioso” di Ludovico Ariosto per la regia di Marco Baliani. Accorsi darà sfoggio delle sue doti interpretative, sarà “il cavalier narrante che tiene le fila dei tanti percorsi, incarnando in mutevole trasformismo tutti i personaggi”! In scena con lui anche Marco Baliani, un “folletto saltellante che commenta, interrompe e spiazza, entrando e uscendo dalla tessitura del racconto”, che ruota attorno alla lotta tra amore, passioni e combattimenti.

Per Accorsi l’Orlando è un personaggio complesso e tridimensionale, un eroe classico al quale è legato anche a livello personale, avendone scelto il nome per il primo figlio.Sul palco si susseguiranno Angelica e Orlando, poi Bradamante e Ruggero, coppie di amanti in fuga e in continuo inseguimento. Il filo rosso sarà l’amore: “amore braccato, tradito, sbagliato, amore amato, dimenticato, sempre ostacolato, finché la giostra si tinge di rosso per l’amore infuriato di Orlando posseduto dalla gelosia”.

Dalla pubblicità per il Maxibon al Nastro d’Argento come “Miglior Attore Protagonista” (“Veloce come il Vento”, 2016), Stefano Accorsi ha percorso un lungo cammino tra teatro, cinema e progetti televisivi. Tanti i film da lui interpretati rimasti nell’immaginario collettivo di più di una generazione: “Jack Frusciante è uscito dal gruppo” tratto dal romanzo di Brizzi del 1996, “L’ultimo bacio” e il sequel “Baciami Ancora” di Gabriele Muccino o il fortunatissimo “Romanzo Criminale”.

Tra i registi importanti per la sua carriera c’è anche Ferzan Özpeteck con cui gira prima “Le fate ignoranti” nel 2001 in un ruolo complesso e intenso, e poi “Saturno Contro” nel 2007. Tra i premi, il “David di Donatello” nel 1999 per “Radiofreccia” di Ligabue, la “Coppa Volpi” nel 2002 al Festival di Venezia per “Un Viaggio Chiamato Amore”. In TV lo ritroviamo nella serie “Il Clan dei camorristi” nel 2013 e in qualità di uno spregiudicato pubblicitario ai tempi di Tangentopoli nel 2015.
Dopo alcune esperienze cinematografiche anche all’estero - in Francia, USA e Gran Bretagna - ritorna al teatro. Nel 2008 recita per Castellitto e nel 2012 inizia l’interessante progetto con il regista Marco Baliani sull’”Orlando Furioso” di Ariosto.

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1° RALLY CEFALÙ CORSE, A CEFALÙ NON SARANNO PRESENTI LE STORICHE

Al 1° Rally Cefalù Corse, che i disputerà a Cefalù l’undici e dodici marzo, non saranno presenti le storiche. Un decisione amara quella degli organizzatori presa per non penalizzare i possibili partecipanti.

Palermo, 19 febbraio 2017 - Una decisione che lascia tanto amaro in bocca, quella presa dagli organizzatori del 1° Rally Cefalù Corse che si disputerà l’undici e dodici marzo prossimi. Purtroppo la lentezza burocratica della federazione ha costretto i ragazzi della Cefalù Corse ad annullare la partecipazione alla gara delle autostoriche.  Dopo aver ripetutamente cercato risposta in sede federale, per poter soddisfare le innumerevoli richieste di partecipazione dei piloti del settore delle autostoriche, non essendo, a pochi giorni dall’effettuazione della manifestazione, pervenuto il nulla osta che avrebbe consentito di avere le storiche al via, inserendo una nuova gara denominata 1° Rally Storico Cefalù Corse, gli organizzatori hanno amaramente deciso di gettare la spugna e proseguire soltanto con l’allestimento della gara riservata alle vetture moderne che si disputerà a Cefalù in versione Rally Day nelle date precedentemente indicate.

“Siamo costernati ma non potremo avere le storiche al via – ha detto il presidente del comitato organizzatore – attendere ancora ci avrebbe portato a sciogliere il nodo a ridosso dell’effettuazione della manifestazione e poiché a noi piace fare le cose bene, avremmo rischiato di fare un buco nell’acqua e infine non avremmo consentito agli equipaggi di pianificare bene la loro partecipazione alla gara. Il nostro è solo un arrivederci perché non demordiamo. Resta invece tutto comfermato per il rally day dove auspichiamo di fare il pienone di iscritti”


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CARA DI MINEO: 17 A GIUDIZIO TRA CUI CASTIGLIONE, ODEVAINE E ALOSI

L'udienza preliminare è stata fissata per il 28 marzo prossimo, davanti al Gup Santino Mirabella. La richiesta di rinvio a giudizio è stata avanzata dal procuratore Carmelo Zuccaro e dai sostituti Raffaele Vinciguerra e Marco Bisogni. Secondo l'accusa, il sottosegretario Giuseppe Castiglione entra nell'inchiesta non per l'attuale incarico ma perché all'epoca dei fatti soggetto attuatore del Cara. Odevaine e Ferrera, presidente e componente la commissione aggiudicatrice, avrebbero "predisposto il bando di gara con la finalità di affidamento all'Ati appositamente costituita". Secondo la Procura distrettuale di Catania le coop interessate si "costituivano appositamente in Ati" dopo avere "ricevuto rassicurazioni sull'aggiudicazione degli appalti", il cui "bando era concordato con lo stesso Castiglione, Odevaine e con Ferrera".

13/02/2017 - Cara di Mineo, chiesto il rinvio a giudizio di 17 persone per turbativa d'asta nell'ambito dell'inchiesta sulla concessione dell'appalto dei servizi dal 2011 al 2014. La Procura distrettuale di Catania ha così contestato vari reati amministrativi allo stesso sottosegretario Giuseppe Castiglione, esponente del NCD, il partito dell'attuale Ministro degli Esteri Angelino Alfano, al sindaco di Mineo Anna Aloisi e al presidente del consorzio Sol Calatino, Paolo Ragusa. Tra i reati contestati vi è anche la corruzione, per avere promesso "voti per loro e i gruppi politici nei quali gli stessi militavano" in cambio di "assunzioni al lavoro".

Il sottosegretario all'Agricoltura, Giuseppe Castiglione, si trova indagato in quanto soggetto attuatore del Cara di Mineo, assieme al suo grande accusatore Luca Odevaine. Tra gli indagati, ancora, Anna Aloisi, ex presidente del consorzio dei Comuni "Calatino Terra d' Accoglienza"; l' ex direttore del consorzio, Giovanni Ferrera; gli ex vertici dell' Ati interessati. La notizia è stata resa pubblica dal quotidiano La Sicilia di Catania, trovando conferme in fonti giudiziarie impegnate nell'inchiesta.

La Procura della Repubblica di Catania ha chiesto il rinvio a giudizio anche del consorzio Sol.Calatino scs: 14 pagine a firma dei sostituti Raffaella Agata Vinciguerra e Marco Bisogni, e Carmelo Zuccaro, con l'aggiunto Michelangelo Patanè. E' stata stralciata la posizione di cinque indagati, su cui sono in corso ancora accertamenti e valutazioni. Al centro dell'inchiesta le gare d'appalto per la gestione dei servizi del Cara fra il 2011 e il 2014, intervallata da sette proroghe avallate da un protocollo con la Prefettura di Catania.

Scrive Mario Barresi su La Sicilia di oggi 13 febbraio 2017:
"Parlando della gara del 2011, il procuratore sostiene: «Il preconfezionamento di questo bando è stato operato dal soggetto attuatore, l'onorevole Castiglione, secondo la nostra ipotesi accusatoria, attraverso il primo passaggio, che è stato quello di nominare come presidente della commissione di gara Luca Odevaine e come componente della stessa Giovanni Ferrera», dice Zuccaro alla commissione Migranti. Ma il sistema «viene assolutamente replicato in occasione della gara che viene bandita nel corso del 2012», nella quale «i protagonisti sono sempre gli stessi, a cariche mutate».

Decisivo il ruolo di Odevaine: «Lui stesso ammette - racconta Zuccaro - che il suo contributo è stato fondamentale e determinante». Poi rivela una confessione de ras di Mafia Capitale. «Lui afferma chiaramente: “Questa è una cosa che vede innanzitutto protagonisti me e l'onorevole Castiglione. Siamo noi due prima che trattiamo queste cose e successivamente intervengono gli altri soggetti”».

Zuccaro spiega la contestazione del rato di «corruzione propria continuato» a Castiglione e al sindaco di Mineo, Anna Aloisi. Con due condotte illecite rilevate dal fatto che «questi soggetti che rivestivano delle cariche pubbliche hanno turbato le tre gare e, dall'altra, nel corrispettivo che noi riteniamo essere stato loro promesso e dato». E cioè la «promessa di voti per loro e per i gruppi politici di cui facevano parte» alle Politiche e alle Comunali 2013, nonché alle Europee 2014. «Un determinato bacino di voti per loro e anche per i gruppi politici di cui facevano parte. L'altro corrispettivo che è stato individuato è la costituzione di 15 circoli di Ncd».

Anna Aloisi, sindaco di Mineo, è laureata in giurisprudenza ed esercita la professione di avvocato a Mineo. E' stata consulente per le pubbliche amministrazioni. Ha fatto parte della Commissione sisma del 1990 come consulente esperto in materie giuridiche. È stata anche consulente giuridico della commissione edilizia. È mediatore nelle cause civili su nomina del Consiglio dell’ordine degli avvocati di Caltagirone. È delegata dal Giudice per alcune vendite immobiliari e, su nomina del Presidente del Tribunale di Caltagirone, è stata tutrice di quindici ragazzini minorenni stranieri. È stata consulente di diverse cooperative sociali e, in esclusiva per il calatino, è l’avvocato dell’Alitalia. Insegna diritto nelle scuole superiori in quanto abilitata all’insegnamento delle materie giuridiche ed economiche. Ha conseguito la specializzazione nel sostegno ed è stata valutatore nei corsi PON organizzati nella scuola secondaria. Ha insegnato all’Istituto Alberghiero di Mineo.

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